Il luogo comune vuole che l’operato
della pubblica Amministrazione sia difficilmente quantificabile
economicamente, ma ciò non toglie che si possano analizzare i
servizi erogati dalla P.A. attraverso un parametro di qualità
teso alla soddisfazione del cittadino.
Per raggiungerlo occorrono profondi
cambiamenti, tra i quali spicca un differente approccio
nell’amministrare non centrato sull’Amministrazione ma sul
cittadino quale utente, l’adozione di metodi e politiche capaci
di conoscere la sua valutazione, i suoi bisogni e priorità ed
infine il serio tentativo di instaurare, tra Amministrazione e
cittadino, un rapporto di fiducia attraverso l’imparzialità, la
comunicazione e la trasparenza.
Lo sforzo consiste nel passare da un
modello fondato sulla centralità dell’Amministrazione, della
sua ermeneutica di regole e leggi, della preminenza della
burocrazia e del suo assetto organizzativo ed operativo, ad un
modello fondato sulla centralità dei cittadini, imprese,
organizzazioni sociali destinatari dei servizi pubblici.
Un aiuto a percorrere questa strada lunga
e difficile può essere fornito nel porsi il problema della qualità
dei servizi dal punto di vista del «customer satisfaction»,
attento al «punto di vista» dell’utente dei servizi pubblici.
Il grado di soddisfazione deve essere
valutato attraverso elementi semplici ma allo stesso tempo
significativi quali il tempo d’attesa; la semplificazione; la
difficoltà d’accesso; la disponibilità; la referenza di
responsabilità e rendicontazione.
Il processo di metamorfosi della P.A. non
può non passare per lo snellimento e la semplificazione che
aggiunte all’innovazione tecnologica restituisce all’intera
comunità efficienza, riduzione di tempi e costi.
Prima si è accennato del rapporto di
fiducia auspicabile tra cittadino e Amministrazione che si può
realizzare solo se quest’ultima assume come principio che
l’unico motivo dell’esistenza di una procedura o di un
processo amministrativo è il risultato che deve produrre.
La
fiducia deve trasparire sia sul profilo operativo sia normativo
espellendo quel formalismo fatto di regole ed implacabile
controllo «ex ante» forieri di risultati «fuori tempo massimo»
per il destinatario.
Una moderna cultura del «fare
amministrazione» deve mirare ad un «rigoroso» controllo «ex
post» teso ad intercettare atti e pratiche errate o dolose, senza
che si decada «dalla fiducia della P.A.» ad atteggiamenti e
pratiche configuranti scorrettezza o illecito.
Nella pratica, efficienza e
semplificazione richiedono rapporti diretti e canali di scambio
veloce di dati fra strutture della P.A. (centrale e locale)
coinvolte nell’erogazione del servizio, frutto di una
programmazione con obiettivi concreti e aggiornabili sulla base
dei risultati ottenuti.
La realizzazione di quanto fin qui detto
consentirebbe l’incremento delle autocertificazioni e delle
dichiarazioni sostitutive; riduzione delle certificazioni e, con
particolare riguardo a quelle necessarie per l’ingresso ai
servizi; diminuzione delle incombenze burocratiche «ex ante» con
sostituzione di controlli «ex post»; progressiva eliminazione di
documentazione cartacea; invio telematico di documenti/certificati
tra amministrazioni; convenzioni quadro tra amministrazioni
diverse tendenti ad una comune disciplina d’acquisizione e
interscambio per via telematica di dati ed informazioni nel
rispetto della normativa vigente.
Appare ovvia la contestualità dei
programmi di semplificazione con innovazione tecnologica che la
P.A. deve attuare con uno sguardo all’interpolarità sul piano
europeo e mondiale.
Il punto di partenza è e rimane
l’allineamento della P.A. centrale e locale agli stessi livelli
tecnologici che a tutt’oggi non è raggiunto.
Questo fenomeno, conosciuto con il nome
di «digital divide» che comprende l’aspetto infrastrutturale,
applicativo e formativo rappresenta l’ostacolo maggiore
all’obbiettivo di un’Amministrazione basata sui principi
d’efficienza, efficacia ed economia.
Una delle soluzioni del problema è la piena applicazione del Codice
dell’Amministrazione Digitale (CAD) e il riconoscimento della
pregnanza di una cultura dell’amministrazione digitale
attraverso il massivo utilizzo di mezzi e metodi tecnologici quali
la firma digitale, la posta elettronica certificata, la gestione e
conservazione di documenti ed archivi informatici, il protocollo
informatico, i pagamenti e mandati on line, l’e-procurement,
i portali, i siti, i call center.
Nel CDA all’art. 2 (Finalità e ambito
d’applicazione) comma 1 si enuncia «Lo Stato, le regioni e le
autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione,
l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità
dell’informazione in modalità digitale e si organizzano ed
agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate
le tecnologie dell’informazione e della comunicazione».
Questo articolo, di per sé fondamentale,
chiede a tutti i destinatari di impegnarsi in quello sforzo di
allineamento tecnologico di cui si è parlato e nell’uso del
termine «con le modalità più appropriate» sottende sia al
rapporto fine-mezzo sia alla tutela della privacy.
La
finalità ambiziosa, di dotare le pubbliche amministrazioni di un
sistema completamente digitalizzato, in linea con l’evolversi
dei servizi telematici ed informatici capaci di far convivere la
necessità di certezza e trasparenza con quelle di celerità,
efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa non può e
non deve prescindere dagli standard europei.
Ad onor del vero il nostro Paese si sta
impegnando nel conseguire tali standard anche alla luce della
nostra partecipazione all’Europa da cui ne consegue
un’assunzione di responsabilità delle amministrazioni pubbliche
riguardo all’azione amministrativa, ai servizi erogati e allo
sviluppo dei servizi ICT.
A nostro
modesto avviso, le fasi di quest’operazione di modernizzazione
non possono non integrare il fattore umano, specificatamente una
nuova formazione degli addetti alle «operazioni» i quali, pur
nel rispetto delle norme, devono acquisire un nuovo «modus
operandi» che generi una risposta il più possibile rapida e
giusta all’istanza ricevuta.
Il personale amministrativo è coadiuvato
in questo cambiamento dalla digitalizzazione delle procedure che
apportano velocità nell’elaborazione dei dati, trasparenza,
uguaglianza di trattamento e razionalizzazione dei compiti a
carico di questi, ai quali possono essere sottratte una serie di
operazioni ripetitive e meccaniche.
MAURIZIO
ASPRONE
Docente
in Diritto amministrativo presso
l’Università
degli Studi di
Cassino ( Frosinone)
FABRIZIO
ABRATIS
Ispettore
di Polizia