CONTATTI

ATTIVITÀ

CATALOGO

NUOVA RASSEGNA online

FORUM

LINK UTILI

DOWNLOAD

HOME

GUIDA ALLE ELEZIONI COMUNALI

 

 

In questo servizio potete trovare:

1) "Guida alle elezioni comunali": aggiornamento

2) "Guida alle elezioni comunali": contenuto

3) [Elezioni amministrative 2003: quando si vota (Omissis)]

4) [Elezioni amministrative 2003: gli enti interessati (Omissis)]

5) Albo amministratori comunali e provinciali e allungamento del mandato (M. Iacono e E. Maggiora)

6) Terzo mandato per il Sindaco ed il Presidente della Provincia

7) Segretezza del voto: circolare per evitare violazioni (uso videotelefoni ecc.)

8) Dossier informativo

9) Sito Ufficiale dei Sondaggi Politici ed Elettorali

10) [Elezioni amministrative 2004: gli enti interessati (Omissis)]

11) Elezioni amministrative 2005: gli enti interessati

 

 

1) "Guida alle elezioni comunali": aggiornamento

 

 A cura di Enrico Maggiora

 

Con la legge 16 aprile 2002, n. 62, si é ripristinato il voto nella giornata di lunedì, stabilendo che le operazioni iniziano alle ore 8 antimeridiane di domenica, proseguono sino alle ore 22 e riprendono alle ore 7 di lunedì, per concludersi alle ore 15 dello stesso giorno. In sostanza, si ripristina il dettato degli artt. 51 e 52 del D.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, non espressamente abrogati, ma che non trovavano più applicazione.

Di conseguenza, si modifica l’art. 11 della legge 25 marzo 1993, n. 81, prescrivendo che le operazioni di scrutinio, nei seggi elettorali, hanno inizio subito dopo la chiusura delle operazioni di voto, ossia dalle ore 15 in avanti.

Ad evitare gli inconvenienti verificatesi in occasione delle precedenti votazioni, che peraltro videro, in alcuni Comuni, il contemporaneo svolgimento delle elezioni politiche ed amministrative, si aumenta, in ciascuna sezione elettorale, il numero delle cabine, portandolo a quattro, di cui una destinata ai portatori di handicap (art. 37 D.P.R. n. 570).

Infine, sono stati adeguati gli onorari spettanti ai componenti degli uffici elettorali di sezione (art. 3 della legge n. 62 del 2002).

La legge 5 febbraio 2003, n. 17, apporta al voto espresso mediante accompagnatore, dagli elettori fisicamente impediti, le seguenti innovazioni:

- l’accompagnatore non deve più essere un elettore iscritto nelle liste elettorali del Comune di appartenenza dell’impedito, ma un elettore iscritto in qualsiasi Comune della Repubblica;

- al fine di snellire le procedure di certificazione, prescritta a documentazione della malattia inabilitante, si concede all’elettore la facoltà di chiedere al Comune di iscrizione elettorale di annotare sulla tessera elettorale il diritto al voto assistito, previa esibizione della relativa documentazione, ossia della certificazione medica, rilasciata dai medici designati dall’Azienda sanitaria locale (art. 41 D.P.R. n. 570 del 1960). L’ufficio elettorale del Comune appone sulla tessera elettorale un corrispondente simbolo o codice, secondo le istruzioni che saranno impartite dal Ministero dell’interno.

 

 

 

SECONDO AGGIORNAMENTO: Marzo 2004

 A cura di Enrico Maggiora

 

Con provvedimento in data 12 febbraio 2004, il Garante per la protezione dei dati personali ha dettato le seguenti disposizioni in materia di comunicazione e di propaganda elettorale:

- chi effettua propaganda elettorale tramite posta ordinaria può farlo, senza consenso, solo se utilizza dati estratti da fonti “pubbliche”, cioè registri, elenchi, atti, documenti conoscibili da chiunque (liste elettorali, elenchi dei telefoni fissi, gli albi professionali, alcuni registri delle Camere di commercio). Deve però informare i cittadini sull’uso che verrà fatto dei loro dati personali;

- chi effettua propaganda tramite fax, telefono cellulare, e-mail, ha l’obbligo di fare l’informativa e acquisirne il consenso prima di qualsiasi comunicazione;

- in nessun caso possono essere usate le liste elettorali di sezione già utilizzate nei seggi e sulle quali sono stati annotati i dati relativi alle persone che hanno votato. E’, pertanto, illecita la compilazione da parte degli scrutatori e rappresentanti di lista di elenchi di persone che si sono astenute dal voto;

- i Comuni non possono fornire ai privati elenchi degli iscritti nella anagrafi della popolazione, anche se il richiedente è un  amministratore o il titolare di una carica elettiva;

- è illecita la prassi di utilizzare indirizzari di iscritti ad associazioni no-profit, sportive, di categoria a fini di propaganda elettorale senza il consenso degli interessati, anche per sostenere candidati interni;

- il cittadino può opporsi all’ulteriore invio di materiale elettorale anche se in precedenza si era dichiarato disponibile a riceverlo. Se nei casi previsti il cittadino non è chiamato a esprimere il consenso o non ricevere l’informativa può avvalersi delle tutele previste dal codice sulla privacy e chiedere al partito o al candidato di avere accesso ai dati personali che lo riguardano. Se partiti e candidato non forniscono un  riscontro idoneo il cittadino può rivolgersi all’autorità giudiziaria o presentare un  reclamo o un ricorso al Garante.

Con la legge 2 marzo 2004, n. 61 sono state apportate agli artt. 90 e 93, del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570, in materia di reati elettorali, le seguenti modificazioni:

Sono inasprite le pene in tema di falso in atti destinati alle operazioni elettorali, stabilendo che chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, le schede o altri atti destinati alle operazioni elettorali o altera uno di tali atti veri, o sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi è punito con la reclusione da uno a sei anni. E’ punito con la stessa pena chiunque fa scientemente uso degli atti falsificati, alterati o sostituiti, anche se non ha concorso alla consumazione del fatto. Se il fatto è commesso da chi appartiene all’ufficio elettorale, la pena è della reclusione da due a otto anni e della multa da 1.000 euro a 2.000 euro (art. 90, comma secondo).

Inoltre, chiunque commette uno dei reati previsti dal Capo III (falsità in atti) e dal Capo IV (falsità personale) del Titolo VII del Libro secondo del codice penale, aventi ad oggetto l’autenticazione delle sottoscrizioni delle liste di elettori o di candidati ovvero forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati, è punito con la pena dell’ammenda da 500 euro a 2.000 euro (pena ridotta, rispetto al precedente testo) (art. 90, terzo comma).

E’ abrogato l’ultimo comma dell’art. 90, che prevedeva il giudizio direttissimo per gli imputati, arrestati in flagranza.

Nell’art.  93, primo comma, del d.P.R. 570 del 1960, si è abrogata la disposizione relativa alla pena da comminare a chi sottoscrive più di una dichiarazione di presentazione di candidatura, per inserirla in apposito comma (il secondo), comminando la pena dell’ammenda da 200 euro a 1.000 euro (a fronte della reclusione fino a due anni e della multa fino a lire 4.000.000, prevista dalla precedente normativa).

A seguito del ripristino delle operazioni di raccolta del voto anche nella giornata di lunedì, si dovrà coordinare tale disciplina con quella applicabile alle elezioni per i rappresentanti dell’Italia al Parlamento europeo che si effettuano in una sola giornata, con adozione di apposito provvedimento legislativo che renda compatibile le due procedure, qualora si addivenisse, come pare probabile, alla concentrazione delle due elezioni.

 

 

 

TERZO AGGIORNAMENTO: Febbraio 2005

                                                                                                      A cura di Enrico Maggiora

Propaganda elettorale

1. L’art. 7 della l. 8 aprile  2004, n. 90, ha integrato l’art. 18, comma 1,  della l. 15 dicembre 1993, n. 515, relativo alle agevolazioni fiscali, che risulta così formulato: “Per il materiale tipografico, inclusi carta e inchiostri in esso impiegati, per l'acquisto di spazi d'affissione, di comunicazione politica radiotelevisiva, di messaggi politici ed elettorali sui quotidiani e periodici, per l'affitto dei locali e per gli allestimenti e i servizi connessi a manifestazioni, nei novanta giorni precedenti le elezioni della Camera e del Senato, dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia nonché, nelle aree interessate, nei novanta giorni precedenti le elezioni dei presidenti e dei consigli regionali e provinciali, dei sindaci e dei consigli comunali e circoscrizionali, commissionati dai partiti e dai movimenti, dalle liste di candidati e dai candidati si applica l’aliquota IVA del 4 per cento”.

 

2. La l. 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), interviene in materia di affissione dei manifesti destinati alla propaganda politica, apportando modificazioni o integrazioni, al d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, che disciplina l’imposta di pubblicità ed i diritti sulle pubbliche affissioni, al d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, codice della strada, alla l. aprile, 1956, n. 212 ed alla l. 10 dicembre 1993, n. 515, che disciplinano la propaganda elettorale.

L’art. 20 del d.lgs. 507 del 1993 stabilisce che la tariffa per il servizio delle pubbliche affissioni è ridotta alla metà:

a) per i manifesti riguardanti in via esclusiva lo Stato e gli enti pubblici territoriali e che non rientrano nei casi per i quali è prevista l'esenzione ai sensi dell'art. 21;

b) per i manifesti di comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro;

c) per i manifesti relativi ad attività politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose, da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali;

d) per i manifesti relativi a festeggiamenti patriottici, religiosi, a spettacoli viaggianti e di beneficenza;

e) per gli annunci mortuari.

Il comma 480 della citata l. 311 del 2004 aggiunge all’art. 20 il comma 1-bis, in base al quale si dispone una limitazione, prescrivendo che «Il presente articolo si applica alle persone fisiche che non intendono affiggere manifesti negli spazi previsti dall’articolo 20-bis», che contiene una speciale procedura, qui di seguito illustrata.

Infatti, il nuovo art. 20-bis del d.lgs. 507 (aggiunto dal citato comma 480) fa obbligo ai Comuni di riservare il 10 per cento degli spazi totali per l’affissione dei manifesti ai soggetti di cui all’art. 20. La richiesta è effettuata dalla persona fisica che intende affiggere i manifesti per i soggetti di cui all’art. 20 e deve avvenire secondo le modalità previste dal d.lgs. 507 e dai relativi regolamenti comunali. Il Comune non fornisce personale per l’affissione. L’affissione negli spazi riservati è esente dal diritto sulle pubbliche affissioni.

Si è, quindi, operata l’esenzione della tariffa delle pubbliche affissioni per i soggetti indicati nell’art. 20, che sono altresì esentati dall’imposta sulla pubblicità, come prescritto dal più volte citato comma 480 (che introduce il comma 2-bis all’art. 6 del d.lgs. 507).

Inoltre, è stata tolta la responsabilità solidale del committente, stabilendo che “Se il manifesto riguarda l’attività di soggetti elencati nell’art. 20, il responsabile è esclusivamente colui che materialmente è colto in flagranza nell’atto d’affissione. Non sussiste responsabilità solidale. In tale modo si rende quasi impossibile l’applicazione delle sanzioni, essendo molto difficile agire in flagranza di reato.

Identica esclusione della responsabilità del committente è sancita per la pubblicità sulle strade e sui veicoli (disciplinata dall’art. 23 del codice della strada) (comma 481) e per la propaganda elettorale (artt. 6 e 8 della l. 212 del 1956, comma 482; art. 15, commi 3 e 19, della l. 10 dicembre 1993, n. 515, comma 483).

Si opera anche una specie di “condono” per i manifesti abusivi soggetti alle rigorose sanzioni previste dalla legislazione relativa alla propaganda elettorale, stabilendo che le violazioni ripetute e continuate delle norme in materia di affissioni e pubblicità commesse fino all’entrata in vigore della disposizione in oggetto (comma 480), mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari, possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute, a 100 euro per anno e per Provincia. Tale versamento deve essere effettuato a favore della tesoreria del Comune competente o della Provincia qualora le violazioni siano state compiute in più di un Comune della stessa Provincia; in tal caso la Provincia provvede al ristoro, proporzionato al valore delle violazioni accertate, ai Comuni interessati, ai quali compete l’obbligo di inoltrare alla Provincia la relativa richiesta entro il 30 settembre 2005. In caso di mancata richiesta da parte dei Comuni, la Provincia destinerà le entrate al settore ecologia. La definizione di cui trattasi non dà luogo ad alcun diritto al rimborso di somme eventualmente già riscosse a titolo di sanzioni per le predette violazioni. Il termine per il versamento è fissato, a pena di decadenza dal beneficio, al 31 maggio 2005. Non si applicano le disposizioni dell’art. 15, commi 2 e 3, della legge 10 dicembre 1993, n. 515 (comma 480).

Il comma 2 dell’art. 15 citato sancisce, in caso di inosservanza dell’art. 3 della l. 515 che disciplina le altre forme di propaganda elettorale, la sanzione amministrativa pecuniaria  da 516 euro a 2.583 euro. Il comma 3 pone a carico anche del committente le spese sostenute dal Comune per la rimozione della propaganda abusiva.

 

Disposizioni per le elezioni amministrative del 2005

Il d.l. 1 febbraio 2005, n. 8, dispone che le elezioni dei Presidenti delle Province, dei Consigli provinciali, dei Sindaci e dei Consigli comunali si svolgono, limitatamente al turno annuale ordinario del 2005, tra il 1° aprile ed il 15 giugno. In occasione di tale turno elettorale, il termine del 24 febbraio di cui all'art. 2 della legge 7 giugno 1991, n. 182, entro il quale si procede al rinnovo dei Consigli che debbono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza normale, è anticipato al 10 febbraio.

 Inoltre, in deroga a quanto previsto dall'art 53, comma 3, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (che fissa in 20 giorni il termine entro il quale le dimissioni del Sindaco e del Presidente della Provincia diventano irrevocabili), si stabilisce che le predette dimissioni presentate al Consiglio nei due giorni successivi alla data di entrata in vigore del decreto-legge sono irrevocabili ed immediatamente efficaci. Le dimissioni presentate anteriormente alla data medesima, e non ancora efficaci ed irrevocabili, lo diventano alla scadenza del secondo giorno successivo alla stessa data.

Resta inteso che, prima della scadenza dei due giorni, le dimissioni potevano essere ritirate.

Infine, i comuni sciolti ai sensi dell'art. 143 del d.lgs 267 del 2000 per infiltrazioni mafiose, sono inseriti nel turno elettorale fissato per il 2005, qualora il periodo di durata della gestione commissariale si concluda entro il giorno antecedente a quello fissato per la votazione.

 

Partecipazione dei consiglieri surroganti alla prima adunanza del Consiglio neo eletto

Si precisata la portata della questione che concerne  i consiglieri che dovrebbero subentrare a quelli che hanno lasciato il collegio (per opzione, dimissioni, decadenza, ecc.), nel senso se essi possano partecipare alla prima adunanza del Consiglio, e, quindi, possano essere computati nel quorum richiesto per la validità della seduta.

In merito, occorre distinguere tra consiglieri proclamati eletti e consiglieri surroganti. I primi entrano subito in carica, all’atto della proclamazione e quindi partecipano legittimamente alla prima seduta per la convalida, mentre i surroganti non possono essere considerati, a nessun titolo, consiglieri, acquistando la legittimazione, ossia l’investitura all’ufficio di consigliere, solo dopo la loro surrogazione, che li legittima di conseguenza a partecipare ai lavori del Consiglio.

Secondo una consolidata prassi, in uso in  molte amministrazioni comunali, si notifica l’avviso di convocazione del Consiglio, in cui si discute la surrogazione, anche  ai consiglieri subentranti, che, se presenti in aula, sono chiamati a prendere posto tra i banchi dei consiglieri, ma solo dopo la dichiarazione di avvenuta surrogazione e dopo la dichiarazione di immediata esecutività della deliberazione di surroga.

In tal senso si è recentemente pronunciata la V Sezione del Consiglio di Stato con la  sentenza n. 279 del 3 febbraio 2005.

 

 

 

 

2) "Guida alle elezioni comunali": contenuto

 

Tenuto conto di quanto precede risulta perfettamente aggiornato il volume di ENRICO MAGGIORA che, come lascia intuire il titolo, rappresenta una vera e propria "guida" per gli uffici elettorali, in relazione agli adempimenti precedenti, contemporanei e successivi alle consultazioni. Per avere prova di ciò è sufficiente scorrere l’indice sommario:

 

 

 

 

Enrico Maggiora

GUIDA ALLE ELEZIONI COMUNALI

 

2001 (cod. 500310) € 36,15 - Pagg. 472

Per ordinare: vendite@noccioli.it

 

Qualità di elettore - Assenza di cause ostative - Procedimento elettorale preparatorio - Propaganda elettorale - Tessere elettorali - Composizione ufficio elettorale di sezione - Onorari dei componenti gli uffici elettorali - Presentazione e ammissione candidature - Aventi diritto al voto - Operazioni preliminari alla votazione - Votazione - Operazioni di riscontro della votazione - Operazioni di scrutinio - Proclamazione degli eletti - Convalida e surrogazioni - Contenzioso elettorale - Reati elettorali.

 

 

 

INDICE SOMMARIO

Presentazione

Capitolo I

NOZIONI INTRODUTTIVE

1.1. - Premessa

1.2. - La legge di unificazione del 1865

1.3. - Le riforme di Crispi

1.4. - Le successive riforme sino al T.U. del 1915

1.5. - L’avvento del fascismo ed il T.U. del 1934

1.6. - Dal dopoguerra alla L. 142

1.7. - L’elezione diretta del Sindaco

1.8. - I requisiti per rivestire l’ufficio di elettore, di candidato ed eletto

1.9. - La legge 23 aprile 1981, n. 154

1.10. - La composizione del Consiglio comunale

 

Capitolo II

LA QUALITÀ DI ELETTORE

2.1. - Requisiti positivi dell’elettorato attivo

2.2. - Requisiti negativi

 

 

Capitolo III

L’ASSENZA DI CAUSE OSTATIVE

 

Sezione I. - Le cause di non candidabilità

 

3.1. - Premessa

3.2. - La nuova normativa

 

 

Sezione II. - Le cause di ineleggibilità

 

3.3. - Premessa

3.4. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, consigliere comunale e circoscrizionale del capo della polizia, dei vice capi di polizia, degli ispettori generali di pubblica sicurezza che prestano servizio presso il Ministero dell’interno, dei dipendenti civili dello Stato che svolgono funzioni di direttore generale o equiparate o superiori e dei capi di gabinetto dei Ministri (art. 60, comma 1, n. 1)

3.5. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale, nel territorio nel quale esercitano le loro funzioni, dei Commissari di governo, dei Prefetti della Repubblica, dei vice Prefetti vicari e dei funzionari di pubblica sicurezza (art. 60, comma 1, n. 2)

3.6. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale, nel territorio nel quale esercitano il comando, degli ufficiali generali, degli ammiragli e degli ufficiali superiori delle Forze armate dello Stato (art. 60, comma 1, n. 3)

3.7. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale, nel territorio nel quale esercitano il loro ufficio, degli ecclesiastici e dei ministri di culto, che hanno giurisdizione e cura di anime e di coloro che ne fanno ordinariamente le veci (art. 60, comma 1, n. 4)

3.8. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale dei titolari di organi individuali e dei componenti di organi collegiali che esercitano poteri di controllo istituzionale sull’amministrazione del Comune, nonché dei dipendenti che dirigono o coordinano i rispettivi uffici (art. 60, comma 1, n. 5)

3.9. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale, nel territorio nel quale esercitano le loro funzioni, dei magistrati addetti alle Corti d’appello, ai Tribunali, ai Tribunali amministrativi regionali, nonché dei giudici di pace (art. 60, comma 1, n. 6)

3.10. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale dei dipendenti del Comune, per i rispettivi Consigli (art. 60, comma 1, n. 7)

3.10.1. - La nuova disciplina dopo gli interventi della Corte costituzionale

3.10.2. - Casi pratici

3.11. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario delle aziende sanitarie locali e ospedaliere (art. 60, comma 1, n. 8)

3.12. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco e di consigliere comunale dei legali rappresentanti e dei dirigenti delle strutture convenzionate per i Consigli dei Comuni il cui territorio coincide con il territorio dell’azienda sanitaria locale o ospedaliera con cui sono convenzionate o lo ricomprende ovvero dei Comuni che concorrono a costituire l’azienda sanitaria locale o ospedaliera con cui sono convenzionate (art. 60, comma 1, n. 9)

3.13. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale dei legali rappresentanti e dei dirigenti delle società per azioni con capitale maggioritario del Comune (art. 60, comma 1, n. 10)

3.14. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale degli amministratori e dei dipendenti con funzioni di rappresentanza o con poteri di organizzazione o coordinamento del personale di istituto, consorzio o azienda dipendente dal Comune (art. 60, comma 1, n. 11)

3.15. - Ineleggibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale dei consiglieri comunali e circoscrizionali in carica, rispettivamente, in altro Comune o Circoscrizione (art. 60, comma 1, n. 12)

3.16. - La rimozione delle cause di ineleggibilità

3.16.1. - Premessa

3.16.2. - Dimissioni

3.16.3. - Trasferimento

3.16.4. - Revoca dell’incarico o del comando

3.16.5. - Collocamento in aspettativa

 

 

Sezione III. - Le cause di incompatibilità

 

3.17. - Premessa

3.18. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale dell’amministratore o del dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza da parte del Comune o che dallo stesso riceva, in via continuativa, una sovvenzione in tutto o in parte facoltativa, quando la parte facoltativa superi nell’anno il dieci per cento del totale delle entrate dell’ente (art. 63, comma 1, n. 1)

3.18.1. Principi comuni

3.18.2. Concetto di vigilanza

3.18.3. Concetto di sovvenzione

3.19. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale di colui che come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti nell’interesse del Comune, ovvero in società ed imprese volte al profitto dei privati, sovvenzionate da detto ente in modo continuativo, quando le sovvenzioni non siano dovute in forza di una legge dello Stato o della Regione (art. 63, comma 1, n. 2)

3.19.1. - Premessa

3.19.2. - L’incompatibilità di chi ha parte in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni od appalti

3.19.3. - L’incompatibilità di chi ha parte in società ed imprese sovvenzionate dall’ente territoriale

3.20. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale del consulente legale, amministrativo e tecnico che presta opera in modo continuativo in favore delle imprese di cui ai precedenti paragrafi 3.18 e 3.19 (art. 63, comma 1, n. 3)

3.21. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale di colui che ha lite pendente in quanto parte in un procedimento civile od amministrativo con il Comune (art. 63, comma 1, n. 4)

3.21.1. - Premessa

3.21.2. - La cessazione della causa ostativa

3.21.3. - Le liti tributarie

3.21.4. - L’esimente per fatto connesso con l’esercizio del mandato

3.22. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale di colui che, per fatti compiuti allorché era amministratore o impiegato del Comune, ovvero di istituto o azienda da esso dipendenti o vigilati, è stato, con sentenza passata in giudicato, dichiarato responsabile verso l’ente, istituto o azienda e non ha ancora estinto il debito (art. 63, comma 1, n. 5)

3.23. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale di colui che, avendo un debito liquido ed esigibile verso il Comune ovvero verso istituto o azienda da esso dipendenti, è stato legalmente messo in mora ovvero avendo un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei riguardi di detti enti, abbia ricevuto invano notificazione dell’avviso di cui all’art. 46 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (art. 63, comma 1, n. 6)

3.23.1. - Incompatibilità per debito di qualsiasi natura

3.23.2. - Incompatibilità per debito tributario

3.24. - Incompatibilità alla carica di Sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale di colui che, nel corso del mandato, viene a trovarsi in una condizione di ineleggibilità (art. 63, comma 1, n. 7)

3.25. - Incompatibilità alla carica di consigliere comunale e circoscrizionale con quella di consigliere comunale di altro Comune, di consigliere circoscrizionale di altra Circoscrizione (art. 65, comma 2)

3.26. - Incompatibilità della carica di consigliere con quella di consigliere di una Circoscrizione del Comune (art. 65, comma 3)

3.27. - La rimozione delle cause di incompatibilità

 

 

Capitolo IV

IL PROCEDIMENTO ELETTORALE PREPARATORIO

 

4.1. - La fissazione della data delle elezioni

4.2. - I turni elettorali

4.3. - La convocazione dei comizi elettorali

4.4. - La pubblicazione del manifesto di convocazione dei comizi

 

 

Capitolo V

LA PROPAGANDA ELETTORALE

 

Sezione I. - La propaganda mediante affissione

 

5.1. - Premessa

5.2. - I vari tipi di propaganda di cui alla L. 212

5.3. - Determinazione del numero degli spazi

5.4. - Dimensione degli spazi

5.5. - I criteri per la scelta e la collocazione degli impianti

5.6. - Ripartizione degli spazi tra i collegi o circoscrizioni

5.7. - Designazione degli spazi nel caso di più elezioni

5.8. - Comunicazione al Comune delle liste e delle candidature ammesse

5.9. - Istanze per l’assegnazione degli spazi ai fiancheggiatori

5.10. - Delimitazione e ripartizione degli spazi

5.11. - Divieto di propaganda al di fuori degli spazi stabiliti dalla Giunta

5.12. - La defissione del materiale abusivamente affisso

5.13. - Potere sostitutivo del Prefetto

5.14. - Particolari forme di propaganda elettorale

5.15. - Riunioni di propaganda elettorale

5.16. - Propaganda elettorale sonora

5.17. - Disciplina della propaganda nel giorno precedente ed in quello stabilito per la votazione

5.18. - Adempimenti dei Comuni e delle Province nella messa a disposizione di locali

5.19. - Le sanzioni

 

 

Sezione II. - La disciplina speciale dettata per le elezioni comunali e provinciali

(artt. 29 e 30 della L. 81 del 1993)

 

5.20. - Premessa

5.21. - Le disposizioni dell’art. 29, ancora in vigore

5.22. - Il committente responsabile

5.23. - Le disposizioni dell’art. 30

 

 

Sezione III. - Accesso ai mezzi d’informazione e comunicazione politica

 

Rubrica I. - Comunicazione politica e messaggi autogestiti al di fuori della campagna elettorale

 

5.24. - La comunicazione politica radiotelevisiva

5.25. - Messaggi politici autogestiti

 

 

Rubrica II. - Comunicazione politica e messaggi autogestiti in campagna elettorale

 

5.26. - Comunicazione politica radiotelevisiva

5.27. - Messaggi politici autogestiti

5.28. - Norme di comportamento

5.29. - Deroga per le imprese radiofoniche di partiti politici

5.30. - La propaganda elettorale su quotidiani e periodici

5.31. - Altre forme di propaganda

5.32. - Sondaggi politici ed elettorali

5.33. - Disciplina della comunicazione istituzionale

5.34. - Agevolazioni postali e fiscali

5.35. - Le sanzioni

5.35.1. - Le sanzioni previste dalla L. 28

5.35.2. - Le sanzioni previste dalla L. 515

 

 

Capitolo VI

COMPILAZIONE E CONSEGNA DELLE TESSERE ELETTORALI

 

6.1. - Premessa

6.2. - Istituzione della tessera elettorale

6.3. - La consegna della tessera elettorale

6.3.1. - Elettori domiciliati nel Comune

6.3.2. - Elettori domiciliati fuori del Comune

6.3.3. - Elettori detenuti o degenti in ospedali o case di cura

6.3.4. - Elettori residenti all’estero

 

 

 

Capitolo VII

LA COMPOSIZIONE DELL’UFFICIO ELETTORALE DI SEZIONE

 

7.1. - Premessa

7.2. - I requisiti per ricoprire la carica di componente di seggio

7.2.1. Requisiti negativi

7.2.2. Requisiti positivi

7.3. - Prerogative dei componenti del seggio

7.4. - Nomina del Presidente di seggio

7.5. - La sostituzione del Presidente di seggio

7.6. - Nomina degli scrutatori

7.7. - L’aggiornamento dell’albo degli scrutatori

7.8. - La designazione degli scrutatori

7.9. - Sostituzione degli scrutatori

7.10. - La designazione del segretario dell’Ufficio sezionale

7.11. - La costituzione del seggio speciale

7.12. - Consegna del materiale del seggio al presidente

 

 

Capitolo VIII

GLI ONORARI DEI COMPONENTI GLI UFFICI ELETTORALI

 

8.1. - Premessa

8.2. - Onorari dei componenti l’ufficio elettorale di sezione

8.3. - Onorari dei componenti dell’Adunanza dei presidenti e dell’Ufficio centrale

8.4. - Onorari dei componenti degli altri uffici elettorali

8.5. - Altre provvidenze

 

 

Capitolo IX

LA PRESENTAZIONE E L’AMMISSIONE DELLE CANDIDATURE

 

Sezione I. - Adempimenti preliminari

 

9.1. - Elenco dei documenti

9.2. - Candidatura alla carica di Sindaco e lista dei candidati alla carica di consigliere comunale

9.3. - Determinazione del numero minimo e massimo dei candidati

9.4. - La dichiarazione di presentazione della lista

9.5. - La determinazione del numero dei sottoscrittori

9.6. - La dichiarazione da parte del candidato alla carica di Sindaco di collegamento con la lista o con le liste presentate per l’elezione del Consiglio comunale

9.7. - La sottoscrizione da parte dei presentatori

9.8. - L’autenticazione delle sottoscrizioni

9.8.1. - La legislazione vigente

9.8.2. - Casi pratici

9.9. - Indicazione dei delegati incaricati di designare i rappresentanti di lista e di dichiarare il collegamento

9.10. - La presentazione del programma amministrativo

9.11. - L’allegazione dei certificati dei presentatori delle liste attestanti la loro iscrizione nelle liste elettorali

9.12. - Dichiarazione di accettazione della candidatura alla carica di Sindaco e della candidatura alla carica di consigliere comunale

9.13. - La rinuncia alla candidatura

9.14. - Certificato attestante che i candidati sono elettori

9.15. - Contrassegno per i candidati alla carica di Sindaco e per i candidati alla carica di consigliere comunale

9.16. - Pubblicità delle spese elettorali

9.17. - Esenzione dall’imposta di bollo

 

 

Sezione II. - La presentazione delle candidature

 

9.18. - Modalità per la materiale presentazione della lista

9.19. - Termini iniziale e finale per la presentazione delle candidature

9.20. - Compiti del segretario comunale nella ricezione delle candidature

 

 

Sezione III. - L’esame e l’ammissione

delle candidature

 

9.21. - La normativa vigente

9.22. - Competenza delle Sottocommissioni elettorali circondariali

9.23. Termine per il compimento delle operazioni della Commissione elettorale per l’esame delle candidature

9.24. - Accertamento della data di presentazione delle liste

9.25. - Verifica del numero dei presentatori e della regolarità dei moduli contenenti le firme

9.26. - Controllo del numero dei candidati

9.27. - Controllo delle dichiarazioni di accettazione delle candidature

9.28. - Controllo dei certificati di iscrizione nelle liste elettorali

9.29. - Confronto dei nomi dei candidati compresi nelle varie liste

9.30. - Controllo dell’avvenuto deposito del programma amministrativo

9.31. - Esame dei contrassegni di lista

9.32. - Nuova riunione della Commissione circondariale

9.33. - Sorteggio dei candidati alla carica di Sindaco e delle liste

9.34. - Comunicazione delle decisioni della Commissione al Sindaco

9.35. - Comunicazione ai Sindaci delle candidature ammesse ai fini dell’assegnazione degli spazi per la propaganda elettorale

9.36. - Comunicazione ai Comuni dell’elenco dei delegati di lista

9.37. - Sulla impugnabilità delle decisioni della Commissione elettorale circondariale

9.37.1. - Premessa

9.37.2. - La giurisprudenza che esclude l’immediata impugnabilità

9.37.3. - La giurisprudenza favorevole all’immediata impugnabilità

9.37.4. - Considerazioni conclusive

 

 

Sezione IV. - Designazione dei delegati

e dei rappresentanti di lista

 

9.38. - Modalità di designazione

9.39. - Rappresentanti di lista presso gli uffici elettorali di sezione

9.40. - Rappresentanti di lista presso gli uffici centrali

9.41. - Contemporaneità di elezioni

 

 

Capitolo X

GLI AVENTI DIRITTO AL VOTO

 

10.1. - Individuazione delle persone ammesse nella sala delle elezioni

10.2. - Il voto assistito

10.2.1. - Premessa

10.2.2. - Tutela giurisdizionale

10.2.3. - I presupposti per l’ammissione al voto assistito

10.2.4. - Poteri del Presidente del seggio

10.2.5. - La certificazione medica

10.2.6. - La registrazione a verbale

10.2.7. - L’accompagnatore

10.2.8. - Casi pratici

10.3. - Il voto dei degenti in ospedali e case di cura

10.3.1. - Premessa

10.3.2. - Norme comuni

10.3.3. - Il procedimento di votazione

10.3.3.1. - Sezioni ospedaliere

10.3.3.2. - Luoghi di cura con almeno 100 e fino a 199 posti letto e degenti ricoverati nelle sezioni ospedaliere che non possono accedere alla cabina

10.3.3.3. - Luoghi di cura con meno di 100 posti letto

10.4. - Il voto dei detenuti

 

 

Capitolo XI

OPERAZIONI PRELIMINARI ALLA VOTAZIONE

 

11.1. - Ricognizione della sala delle elezioni da parte del presidente

11.2. - La polizia dell’adunanza

11.3. - La costituzione dell’Ufficio elettorale di sezione

11.4. - Costituzione del seggio speciale

11.5. - Autenticazione delle schede

11.6. - Rinvio delle operazioni e custodia della sala

11.7. - Ricostituzione dell’Ufficio elettorale di sezione

11.8. - Constatazioni dopo l’insediamento dell’Ufficio elettorale

11.9. - Consegna al Presidente del seggio speciale del materiale occorrente

 

 

Capitolo XII

LA VOTAZIONE

 

12.1. - Le modalità della votazione nelle sezioni dei Comuni sino a 15.000 abitanti

12.1.1. - La normativa

12.1.2. - Casi pratici

12.2. - Le modalità di votazione nelle sezioni dei Comuni con più di 15.000 abitanti

12.2.1. - La normativa

12.2.2. - Casi pratici

12.3. - Il voto di preferenza

12.3.1. - La normativa

12.3.2. - Casi pratici

12.4. - Ammissione degli elettori alla votazione

12.5. - Identificazione degli elettori

12.5.1. - La normativa

12.5.2. - Casi pratici

12.6. - Esibizione della tessera elettorale, della sentenza o dell’attestazione

12.7. - Consegna della scheda e della matita all’elettore

12.8. - Espressione del voto e riconsegna della scheda e della matita al Presidente del seggio

12.9. - Casi speciali che possono verificarsi nel corso della votazione

12.10. Chiusura della votazione

 

 

Capitolo XIII

LE OPERAZIONI DI RISCONTRO DELLA VOTAZIONE

 

13.1. - Premessa

13.2. - Accertamento del numero dei votanti

13.3. - Formazione e spedizione del plico contenente le liste .

13.4. - La vidimazione delle liste elettorali

13.5. - Controllo delle schede residue

13.6. - I poteri decisionali del Presidente di seggio

13.7. - Rinvio delle operazioni di spoglio

 

 

Capitolo XIV

LE OPERAZIONI DI SCRUTINIO

 

Sezione I. - Disposizioni comuni

 

14.1. - Premessa

14.2. - Ammissione e votazione di una sola lista

14.3. - Adempimenti del Sindaco

14.4. - Adempimenti del Tribunale o della Sezione distaccata

 

 

Sezione II. - Disposizioni particolari nei Comuni con popolazione

sino a 15.000 abitanti

 

14.5. - Riapertura dei seggi

14.6. - Le operazioni di scrutinio

14.7. - Spoglio e registrazione dei voti

14.8. - Casi pratici

14.9. - La nullità della scheda e del voto

14.9.1. - Premessa

14.9.2. - Nullità del voto di lista

14.9.3. - Nullità della scheda

14.9.4. - Nullità del voto di preferenza

14.9.5. - Schede bianche

14.9.6. - Casi pratici

14.10. - Schede e voti contestati

14.11. - Operazioni di controllo dello spoglio

14.12. - Risultato dello scrutinio

14.13. - Chiusura del verbale e scioglimento dell’adunanza

14.14. - Riconsegna del materiale

14.15. - Il verbale delle operazioni dell’Ufficio elettorale di se-zione

14.15.1. - La sottoscrizione

14.15.2. - L’efficacia del verbale

14.15.3. - Deposito del verbale

14.15.4. - Comuni con unica sezione

 

 

Capitolo XV

LA PROCLAMAZIONE DEGLI ELETTI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE

INFERIORE A 15.000 ABITANTI

 

15.1. - Le modalità di elezione del Sindaco e del Consiglio comunale

15.1.1. - La normativa

15.1.2. - La determinazione dei seggi

15.2. - Il procedimento nei Comuni con una sola sezione

15.2.1. - Attestazione dei risultati dello scrutinio

15.2.2. - Proclamazione del Sindaco

15.2.3. - Assegnazione dei seggi

15.2.4. - Proclamazione degli eletti alla carica di consigliere

15.2.5. - Chiusura del verbale e formazione dei plichi

15.3. - Il procedimento nei Comuni con più di una sezione

15.3.1. - L’Adunanza dei presidenti delle sezioni

15.3.2. - Sala dell’Adunanza dei presidenti

15.3.3. - Operazioni preliminari dell’Adunanza dei presidenti

15.3.4. - Completamento delle operazioni di scrutinio

15.3.5. - La proclamazione dell’eletto alla carica di Sindaco

15.3.6. - La proclamazione degli eletti alla carica di consigliere

15.3.7. - Chiusura e spedizione del verbale

15.3.8. - Operazioni successive al turno di ballottaggio

15.4. - La proclamazione degli eletti

15.4.1. - Natura giuridica

15.4.2. - Casi pratici

 

 

Capitolo XVI

LO SCRUTINIO E LA PROCLAMAZIONE DEGLI ELETTI NEI COMUNI 

CON PIU' DI 15.000 ABITANTI

 

Sezione I. - Disposizioni generali

 

16.1. - Riapertura dei seggi

16.2. - Le operazioni di scrutinio

16.3. - Spoglio e registrazione dei voti

16.4. - La nullità delle schede e dei voti

16.4.1. - Premessa

16.4.2. - Nullità della scheda

16.4.3. - Nullità dei voti del candidato alla carica di Sindaco e della lista

16.4.4. - Nullità del solo voto di lista (e validità del voto al candidato alla carica di Sindaco)

16.4.5. - Nullità del voto di preferenza

16.4.6. - Schede bianche

16.4.7. - Casi pratici

16.5. - Schede e voti contestati

16.6. - Operazioni di controllo dello spoglio

16.7. - Chiusura e consegna dei verbali

 

 

Sezione II. - Le operazioni di proclamazione degli eletti

 

Rubrica I. - Compiti dell’Ufficio centrale

 

16.8. - Composizione dell’Ufficio centrale

16.9. - Poteri del Presidente dell’Ufficio centrale

16.10. - Accesso alla sala dell’Ufficio centrale

16.11. - Costituzione ed insediamento dell’Ufficio centrale

16.12. - Completamento delle operazioni di scrutinio delle sezioni

16.13. - Le modalità di elezione del Sindaco e del Consiglio comunale

 

 

Rubrica II. - La proclamazione del Sindaco

 

16.14. - Riepilogo dei voti

16.15. - Proclamazione del Sindaco

16.16. - Mancato raggiungimento della maggioranza assoluta

 

 

Rubrica III. - La proclamazione

dei consiglieri comunali

 

16.17. - Riepilogo dei voti

16.18. - Determinazione della cifra elettorale di lista o di gruppo di liste collegate

16.19. - Determinazione della cifra individuale di ciascun candidato alla carica di consigliere

16.20. - Determinazione del numero dei seggi spettanti a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste

16.21. - Accertamento dei quorum richiesti dall’art. 73, comma 10, del T.U.e.l.

16.22. - Proclamazione degli eletti

16.23. - Il verbale dell’Ufficio centrale

 

 

Rubrica IV. - Il turno di ballottaggio

 

16.24. - Premessa

16.25. - Operazioni dell’Ufficio elettorale di sezione

16.26. - Operazioni dell’Adunanza dei Presidenti

16.27. - Operazioni dell’Ufficio centrale

16.27.1. - Premessa

16.27.2. - Riepilogo dei voti

16.27.3. - Proclamazione alla carica di Sindaco

16.27.4. - Determinazione del numero dei seggi spettante a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate

16.27.5. - Accertamento dei quorum di cui all’art. 73, comma 10, del T.U.e.l. e riparto dei seggi

16.27.6. - Proclamazione degli eletti alla carica di consigliere comunale

16.27.7. - Compilazione e spedizione del verbale

 

 

Capitolo XVII

GLI INDIRIZZI DELLA GIURISPRUDENZA SULLA L. 81 DEL 1993

 

17.1. - Nei Comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti

17.2. - Nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti

17.2.1. - Il collegamento di una o più liste con il candidato Sindaco

17.2.2. - La determinazione del numero dei candidati da comprendere nella lista

17.2.3. - Individuazione dei candidati

17.2.4. - L’assegnazione dei seggi

17.2.5. - Premio di maggioranza

17.2.6. - Attribuzione del seggio al candidato Sindaco non proclamato eletto

17.2.7. - Proclamazione degli eletti

 

 

Capitolo XVIII

LA CONVALIDA E LE SURROGAZIONI

 

18.1. - Premessa

18.2. - La natura giuridica della convalida

18.3. - La convocazione del Consiglio

18.4. - La presidenza

18.5. - I quorum per la validità dell’adunanza e delle votazioni

18.6. - L’oggetto della deliberazione di convalida

18.7. - La surrogazione del Consiglio inadempiente

18.8. - Altri adempimenti

18.9. - La surrogazione

18.10. - La supplenza

 

 

Capitolo XIX

IL CONTENZIOSO ELETTORALE

 

Sezione I. - Nozioni introduttive

 

19.1. - Le origini

19.2. - L’intervento della Corte costituzionale

19.3. - La legge 23 dicembre 1966, n. 1147. I rilievi del Consiglio di Stato e l’intervento della Corte costituzionale

19.4. - Il vigente sistema del contenzioso elettorale

19.5. - Disposizioni comuni. L’azione popolare

 

 

Sezione II. - Il contenzioso elettorale passivo

 

Rubrica I. - Il ricorso al Tribunale civile

 

19.6. - La proposizione del ricorso

19.7. - Legittimati attivi

19.8. - Legittimati passivi

19.9. - Instaurazione del giudizio

19.10. - Decreto di fissazione dell’udienza

19.11. - Controricorrenti

19.12. - Procedimento

19.13. - Sentenza

 

 

Rubrica II. - Il ricorso in appello

 

19.14. - Legittimati attivi e passivi

19.15. - Instaurazione del giudizio

19.16. - Trattazione della causa

19.17. - Decisione della causa

 

 

Rubrica III. - Il ricorso per cassazione

 

19.18. - Legittimati attivi e passivi

19.19. - Proposizione del ricorso

19.20. - Discussione e decisione

19.21. - Regolamento di competenza e di giurisdizione

 

 

Sezione III. - Il contenzioso in materia di operazioni elettorali

 

Rubrica I. - Il ricorso avanti il Tribunale amministrativo regionale

 

19.22. - Premessa

19.23. - Le norme procedurali applicabili

19.24. - Gli atti oggetto di impugnazione

19.25. - Legittimazione attiva

19.25.1. - Soggetti legittimati

19.25.2. - Soggetti non legittimati

19.25.3. - Prova della legittimazione

19.26. - Legittimazione passiva

19.26.1. - Soggetti legittimati

19.26.2. - Soggetti non legittimati

19.27. - Oggetto del giudizio (petitum)

19.28. - Motivi del ricorso (causa petendi)

19.28.1. - Principio del minor rigore

19.28.2. - Motivi aggiunti

19.29. - Proposizione del ricorso

19.30. - Sospensione feriale

19.31. - Fissazione dell’udienza di discussione

19.32. - Notificazione del ricorso

19.32.1. - Decorrenza del termine per la notificazione

19.32.2. - Individuazione dei destinatari della notificazione

19.32.3. - Modalità della notificazione

19.33. - Deposito del ricorso con la prova delle notificazioni

19.34. - Deposito degli atti e documenti del giudizio

19.34.1. - Deposito del verbale di proclamazione degli eletti

19.34.2. - Deposito del certificato elettorale

19.35. - Costituzione in giudizio

19.35.1. - Premessa

19.35.2. - Controricorso

19.35.3. - Ricorso incidentale

19.35.4. - Intervento in giudizio

19.36. - Integrazione del contraddittorio

19.37. - Trattazione della causa

19.38. - Effetti della decisione

19.39. - Deposito, pubblicazione e notificazione della sentenza

19.40. - Rinuncia, sospensione e interruzione del processo

19.40.1. - Rinuncia

19.40.2. - Sospensione

19.40.3. - Interruzione

 

 

Rubrica II. - Il giudizio di appello

dinanzi al Consiglio di Stato

 

19.41. - Premessa

19.42. - Legittimazione attiva

19.43. - L’opposizione di terzo

19.44. - Legittimazione passiva

19.45. - La trattazione della causa

19.46. - La decisione

19.47. - Ulteriori rimedi giurisdizionali

 

 

Capitolo XX

I REATI ELETTORALI

 

20.1. - Premessa

20.2. - Corruzione elettorale

20.3. - Violenza, minaccia o raggiro effettuati da privati

20.4. - Falsa dichiarazione di accettazione della candidatura

20.5. - Violenza elettorale da parte di pubblico ufficiale o ministro di culto

20.5.1. - Violenza elettorale da parte di pubblici ufficiali

20.5.2. - Violenza elettorale commessa da ministro di culto

20.6. - Rifiuto di assumere l’ufficio di presidente, di scrutatore e di segretario. Assenza e abbandono dell’ufficio

20.7. - Turbamento dell’esercizio del diritto elettorale. Falso in atti destinati alle operazioni elettorali

20.7.1. - Le singole fattispecie

20.7.2. - Casi pratici

20.8. - Introduzione con armi nell’Ufficio elettorale

20.9. - Introduzione illecita nella sala delle elezioni e disturbo delle operazioni elettorali

20.10. - Frode elettorale

20.11. - Altre fattispecie di frode elettorale

20.12. - Illecita ammissione al voto

20.13. - Reati dei componenti dell’Ufficio elettorale

20.14. - Indebito uso di tessera elettorale

20.15. - Incetta di tessere elettorali

20.16. - Mancato distacco del tagliando dal certificato elettorale

20.17. - Impedimento all’ingresso in cabina

20.18. - Mancata riconsegna della scheda e della matita

20.19. - Promovimento dell’azione penale

20.20. - Prescrizione

20.21. - Inchieste

20.22. - Pene accessorie

20.23. - Reati elettorali in tema di elezione del Sindaco

20.24. - Divieto di elargizioni

 

 

3) Elezioni amministrative: si vota il 18, 25 e 26 maggio; il ballottaggio l'8 e il 9 giugno

 

Omissis

 

 

 

4) Elezioni amministrative 2003: gli enti interessati

 

Omissis

 

 

 

 

5) Albo amministratori comunali e provinciali e allungamento del mandato

 

di MICHELE IACONO

Segretario capo del Comune di Realmonte (Agrigento)

 

Quando Giove fa piovere, non a tutti piace: c’è chi benedice e chi maledice, secondo le proprie necessità. In questi termini si esprimeva una lirica della Grecia antica.

Non è raro imbattersi con i sensi di sconforto che passano, di norma, per gli amministrati di tutti i livelli. La cosa più sorprendente è che il "disamore" si mantiene costante nel tempo, qualunque sia il colore dell’Amministrazione e qualunque sia il luogo dell’intervista.

Amministrare non è cosa facile, e così è in linea generale in tutte le cose che richiedono gestione, coordinamento, lungimiranza. In taluni ambienti, dove le regole sono più chiare ed i precetti più vicini ed immediatamente difendibili, i risultati dell’organizzazione sono tangibili, come ad esempio tra i militari; in altri, non è così e le conseguenze si subiscono senza sconto, direttamente ed indirettamente.

Un Ente locale di frontiera, come un Comune, è realtà difficile da gestire, nel senso che ciascuna linea di condotta e di azione è tenuta a passare varchi tecnici, politici e prospettici, non di rado assolutamente impressionanti.

Così il pensiero di un Sindaco deve fare i conti, fin dal suo primo sviluppo, con la prospettiva dell’equilibrio politico che lo circonda, con i limiti dei suoi uffici, con gli umori dell’elettorato, e non solo: deve superare il guado della personale posizione, degli interessi perseguiti, del fine ultimo e della loro condivisione.

Nell’ultimo periodo è accresciuta diffusamente la sensibilità verso gli equilibri di bilancio: le amministrazioni comunali hanno dovuto prendere coscienza del drastico ridimensionamento dei trasferimenti erariali e concentrare il massimo degli sforzi alla ricerca di quelle armonie o di quei compromessi per la definizione degli strumenti di programmazione della spesa, continuando ad assicurare i servizi tanto cari all’elettorato.

Ed in effetti, la regola prima, semplice ed istintiva, è quella della riduzione delle spese: di norma questa cura prevede anche l’aumento delle entrate che ogni Sindaco prova a non attivare per la straordinaria impopolarità. Ed è qui che si innesca un circolo vizioso ed incontrollabile, logorando – talvolta irreversibilmente – i rapporti personali, le dignità e le professionalità, e creando, nolenti o volenti, profonde crisi di funzionalità di tutto l’apparato che si ripercuotono sull’immagine, sui servizi, sull’utenza.

E già, ancora una volta, ci si deve capacitare che l’Amministrazione altro non è che un complesso apparato costituito da uomini che rappresentano il punto debole di tutta la catena produttiva: l’uomo è soggetto a tutte le passioni e gli eventi dell’umanità, è influenzato dall’ambiente che lo circonda e non c’è corrispondenza tra lo sviluppo in laboratorio (o su carta) di un’organizzazione comunale e la situazione di fatto, dove la scala di valore effettivo non è certo data dalla categoria di appartenenza nella classificazione professionale.

L’altro fronte, quello dell’aumento delle entrate, invece, è scomodo, perché si offre alla censura generale e ad alzo zero: chissà quante cose ci sono da fare (spese da tagliare) prima di pensare di alzare le aliquote dei tributi: e non c’è cittadino che non trovi un valido motivo, anche lo sconto per un ritardo patito, per marciare contro tali scelte.

Ed inevitabilmente il Sindaco pensa di eludere, di spostare il problema a chi dopo verrà, e prova a tirare avanti, tra disagi e compromessi di merito, tralasciando servizi oppure offrendo piccoli contentini, nella dialettica costante, e non di rado conflittuale, con un apparato burocratico fagocitante che non riesce a fare i miracoli o a capire le sue difficoltà.

La verità sta nel mezzo.

È inevitabile, oggi più di ieri, fare i conti con il bilancio, così come è inevitabile curare le entrate proprie. Non si può non convivere con l’apparato burocratico che non si riesce e non si può smantellare, ma solo migliorare, non si può non prendere coscienza che lo stesso apparato annovera anche coloro che fanno i miracoli e che capiscono le difficoltà di un Sindaco.

In questo modo si vede, allora, che i limiti del Sindaco non sono nei fatti e negli eventi dell’attuale, ma stanno a monte, nella legge.

Il Sindaco non ha il tempo, e a causa di ciò la voglia, di impostare il mondo nuovo: un mandato di quattro e ora di cinque anni è a stento sufficiente per avviare i percorsi virtuosi, con l’inevitabile conseguenza che le prime scelte, che sono quelle impopolari, restano le uniche: deve fare presto per tanti motivi e non può lasciare solo un ricordo negativo. I cittadini non possono sapere che per rimodulare e mettere a regime una struttura comunale possono servire anche due anni, che per indire una gara e realizzare l’opera possono passare anche dieci, venti mesi, che per contrarre un mutuo servono deliberazioni, convocazioni, discussioni, risorse finanziarie che sacrificano altre scelte e servizi, che il Sindaco non dà nessun posto di lavoro, ma crea solo i presupposti di sviluppo, e che tutto ciò è determinato, nei tempi e nei modi, dall’ordinamento legislativo e regolamentare, dove talvolta nessuno può incidere.

Un mandato più lungo, invece, consentirebbe ragionamenti più profondi e progettualità di governo realizzabili effettivamente: nel lungo periodo l’aumento delle aliquote dei tributi può essere rimodulato in ribasso, la struttura ha il tempo di assestarsi, definirsi e produrre a pieno regime; l’idea di stabilità che corrisponde ad un mandato lungo riverbera benefici soprattutto sulla collettività degli amministrati, perché il Sindaco è decisamente più Sindaco, in quanto si affranca dalla talvolta contingentata politica a vista, e da tutti i suoi ammennicoli.

Il limite dei due mandati, nell’epoca attuale, è sempre più discutibile: la coscienza popolare è cresciuta a dismisura, vi è più consapevolezza in tutto e per tutto ed il sistema di equilibrio dei poteri degli organi comunali offre sufficienti garanzie.

Ancor più del superamento, però, ci si sente di dover aprire all’allungamento del mandato "popolare" del Sindaco, portando il tempo della sua carica da cinque ad almeno sette o dieci anni: non è una scelta insidiosa perché sempre cautelata, è una scelta coraggiosa perché agisce non sulla carica di Sindaco, ma sulla persona che la riveste, con tutto il suo peso e la sua solennità.

Potrebbe solo giovare, invece e/o inoltre, una preliminare formazione al governo: la nostra democrazia è straordinaria, è assolutamente laica e rispettosa, ma il sistema mantiene patologie: il Sindaco ha bisogno di più tempo, lo si è detto, ma spesso ciò è aggravato anche dalla necessità di dover comprendere, capire e studiare le tecniche minime di conduzione di una struttura comunale, fatta di regole, leggi, decreti, regolamenti, contratti collettivi, segretari, dirigenti, ragionieri, ingegneri, vigili, furbizie, insidie, pericoli, argomenti spesso estranei alle sue conoscenze ed ai suoi studi, la cui socratica ignoranza fa commettere errori, a volte gravi, a volte irrecuperabili o semplicemente segnare il passo.

Ed ecco la seconda proposta: istituire delle scuole di formazione al governo cittadino, assolutamente libere a tutti, assolutamente accessibili a tutti, per tempi, luoghi e durata, con o senza esami finali ma con l’assoluto obbligo della presenza effettiva, di breve durata, alla fine delle quali viene rilasciato quell’attestato, con validità temporale limitata ma infinitamente rinnovabile, di avvenuta o tentata formazione, indispensabile per la presentazione della candidatura alla carica elettiva.

La formazione è il miglior antidoto disponibile per ottimizzare la gestione: stimola la presa di consapevolezza del ruolo e può solo arrecare benefici, come l’aggiornamento alle norme e ai compiti, e alla volontà della scelta.

Si lancia allora l’idea di un albo degli amministratori comunali e provinciali che, congiunta a quella dell’allungamento del mandato elettivo, a questo punto fra esse coniugabili e modulabili, possono rappresentare uno dei ponti per ogni miglior futuro cui tutti poter aspirare, cittadini e cittadini amministratori.

MICHELE IACONO

 

 

 

Commento di Enrico Maggiora

 

C’era una volta ... un ordinamento degli enti locali in cui il Sindaco era eletto dal Re, che lo sceglieva tra i consiglieri, durava in carica tre anni ed era rieleggibile, purché conservasse la carica di consigliere comunale (art. 98 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, All. A). I consiglieri duravano in funzione cinque anni e si rinnovavano per un quinto ogni anno ed erano sempre rieleggibili (art. 203 della stessa legge).

Lo stesso ordinamento, successivamente, introdusse l’elezione del Sindaco da parte del Consiglio comunale (anche se limitatamente ai comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti), che lo sceglieva sempre tra i consiglieri e durava in carica tre anni con possibilità di rielezione (art. 123 R.D. 10 febbraio 1889, n. 5921).

Con il T.U.L.C.P. 4 febbraio 1915, n. 148, il Sindaco era ancora eletto dal Consiglio (in tutti i comuni) e durava in carica, come i consiglieri, per quattro anni.

Tale ordinamento subì una traumatica trasformazione, che si protrasse per la durata di un ventennio, mediante la quale si vide il Capo dell’Amministrazione comunale cambiare nome per assumere quello, di antiche origini, di Podestà, che traeva legittimazione dal Governo, anche se era nominato con decreto reale; durava in carica quattro anni e poteva sempre essere confermato (artt. 41 e 42 del R.D. 3 marzo 1934, n. 383).

Essendo soppressi gli organi elettivi, il Podestà era scelto tra i cittadini – di norma fra gli iscritti al partito fascista – ed oltre a possedere i requisiti morali e civili propri di chi prestava servizio negli enti locali, doveva aver conseguito almeno il diploma di maturità classica o scientifica o di abilitazione tecnica o magistrale, ovvero altro titolo equipollente, secondo le indicazioni del Ministro dell’istruzione.

Per quanto concerne l’aspetto finanziario, la carica di Sindaco, al pari di tutti gli uffici pubblici elettivi, era gratuita, ma poteva essere stanziato in bilancio un annuo compenso a titolo di indennità di spese.

L’art. 40 del T.U.L.C.P. del 1934 stabiliva che in casi eccezionali e compatibilmente con le condizioni finanziarie dell’Ente, il Prefetto poteva assegnare al Podestà ed al Vicepodestà, previa autorizzazione del Ministero dell’interno, una indennità di carica, che gravava sul bilancio del Comune.

Di regola, fino ad epoca recente, la carica di Sindaco era svolta dai diretti interessati a titolo onorifico, in quanto l’indennità di funzione, che venne loro, via via, riconosciuta rivestiva carattere essenzialmente risarcitorio del mancato guadagno, in quanto essi continuavano a svolgere con sistematicità la loro attività professionale, poiché l’ufficio era ricoperto da personalità di un certo rilievo cittadino, che sapevano conciliare l’ufficio onorifico con l’attività lavorativa.

Non per questo l’azione amministrativa dell’Ente subiva ritardi o contrattempi, a causa di tale condizione dei sindaci, se si considera che quella classe politica ha saputo far fronte alle drammatiche condizioni del dopoguerra e, quindi, provvedere alla ricostruzione, allo sviluppo ed al progresso delle città amministrate, alcune delle quali furono investite da flussi di cittadini che dal Sud dell’Italia approdavano al Nord.

L’attuale sistema degli enti locali è frutto di una profonda e radicale trasformazione, che ha origine dalla crisi politica e morale del Paese, che seguì quella fase, solitamente denominata "tangentopoli".

Il rimedio, con riguardo agli enti locali, fu trovato con la legge 25 marzo 1993, n. 81, che introdusse l’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia, legge che subì in seguito modificazioni ed integrazioni, tali da renderla profondamente cambiata rispetto all’impianto originario, in quanto fu innestata sull’ordito della legge 8 giugno 1990, n. 142, che si muoveva ancora sulla tradizione del nostro ordinamento (sul punto, cfr. E. Maggiora, La nuova legge comunale e provinciale, Noccioli, Firenze, 1992, nonché Idem, Le autonomie locali dopo le leggi 81 e 415 del 1993, Noccioli, Firenze, 1994).

La nuova normativa si prefiggeva il compito di: ridurre drasticamente il numero dei consiglieri, nonché degli assessori, ridimensionandoli nei compiti, che venivano assegnati all’apparato burocratico; ridurre il mandato amministrativo a quattro anni, a causa dell’elezione diretta del Capo dell’Esecutivo e, quindi, procedere a più ravvicinate verifiche politiche del suo operato; assicurare la stabilità delle amministrazioni, introducendo nel metodo proporzionale il premio di maggioranza; ripristinare il principio giacobino della durata della carica pubblica, ma solo per la carica di Sindaco e di assessore, nel senso che chi ricopriva le suddette cariche per due mandati consecutivi non era, allo scadere del secondo mandato, immediatamente rieleggibile alla medesima carica; rinviare ad altra sede la definizione dello status degli amministratori locali.

Alcuni degli intenti sopra illustrati sono stati successivamente profondamente modificati, poiché si è proceduto all’aumento del numero degli assessori, a portare la durata del mandato da quattro a cinque anni, e ad abolire il divieto del terzo mandato consecutivo per gli assessori.

Con la legge 3 agosto 1999, n. 265, si sono introdotte ulteriori innovazioni in tema di autonomia statutaria e si è definita la condizione giuridica degli amministratori locali, riconoscendo loro l’ampia possibilità di ricorrere all’istituto dell’aspettativa e di usufruire di permessi ulteriori per la partecipazione alle sedute del Consiglio che si protraggono in ore serali e notturne, di trasformare il gettone di presenza dei consiglieri in indennità di funzione, di assegnare a tutti i sindaci e a tutti gli assessori l’indennità di funzione, con significativi incrementi e possibilità di aumento, se le condizioni finanziarie dell’Ente lo consentono.

La carica elettiva negli enti locali si è così progressivamente trasformata, da onorifica e gratuita ad attività professionale e retribuita, in quanto l’attività svolta a favore dell’Ente locale è considerata come un servizio da esercitarsi a tempo pieno, come qualsiasi altro impegno lavorativo.

Tutto ciò, nonostante che i compiti gestionali e di amministrazione attiva dovrebbero essere svolti dall’apparato burocratico e, quindi, l’impegno degli amministratori dovrebbe ridursi sensibilmente. Tuttavia, si è ottenuto che nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti il Sindaco e gli assessori si approprino delle funzioni di gestione, esautorando il personale addetto.

Si aggiunga che, a differenza del passato, quando la scelta del Sindaco ricadeva in chi aveva maturato una precedente esperienza come consigliere o assessore, oggi, all’ufficio di Sindaco e di assessore sono, sovente, chiamati cittadini della c.d. "società civile", digiuni di qualsiasi esperienza in materia.

Premesso che sarebbe incostituzionale una normativa che richiedesse – come avveniva per la carica di Podestà – il possesso di un titolo di studio, sarebbe, invece, conforme a principi di buona Amministrazione la disposizione che stabilisse la necessità che le massime cariche elettive negli enti locali fossero affidate a chi ha maturato un’esperienza amministrativa nell’Ente, anche diverso da quello in cui ci si candida.

Questa norma renderebbe non necessario il ricorso all’istituzione di un albo degli amministratori locali, albo che tende – a nostro avviso – a rendere professionale l’esercizio di un ufficio pubblico, che deve mantenere il carattere di servizio alla collettività.

Premesso che sarebbe opportuna l’abrogazione del divieto del terzo mandato, disposizione discriminatoria nei confronti del Sindaco e del Presidente della Provincia, tenuto conto che tale impedimento non è sancito per nessuna carica pubblica elettiva, sarebbe consigliabile che fosse anche prescritto il divieto di cumulo delle cariche elettive.

Attualmente, è consentito di ricoprire contemporaneamente la carica di parlamentare nazionale od europeo e quella di consigliere provinciale, comunale e circoscrizionale di altro Comune in cui si è consigliere, cumulo di uffici che è invece vietato dallo statuto dei partiti e che dovrebbe essere sancito legislativamente.

Ma, alla fine, qualunque siano le soluzioni adottate, si deve considerare che è pur sempre lasciato all’intuito ed al buon senso degli amministrati il compito di scegliere coloro che sono ritenuti in grado di potere assolvere al compito di Sindaco o di pubblico amministratore, anche tenendo conto delle loro passate esperienze nel campo politico e civile.

ENRICO MAGGIORA

 

 

 

6) Terzo mandato per il Sindaco ed il Presidente della Provincia

 

Il primo riferimento che occorre fare, al riguardo, è alla sentenza n. 296 del 14 febbraio 2005 del T.A.R. Piemonte a seguito della quale Elio Ottino è sindaco per il terzo mandato consecutivo del Comune di Salerano Canavese.

Tanto premesso facciamo seguire quanto già inserito nel presente paragrafo prima della citata sentenza n. 296/2005:

 

A) Sul divieto del terzo mandato intervento di ENRICO MAGGIORA

 

Ritorna di viva attualità, all’approssimarsi di ogni turno di elezioni amministrative, il problema della vigenza della disposizione che prescrive il divieto di immediata eleggibilità per chi ha ricoperto, in due mandati consecutivi, la carica di Sindaco e di Presidente della Provincia (art. 51 del D.L.vo 18 agosto 2000, n. 267).

Il divieto di un terzo mandato – che originariamente era prescritto anche nei riguardi degli assessori – trova giustificazione nelle seguenti argomentazioni, lucidamente illustrate dall’on. Ciaffi, che fu il relatore della legge 25 marzo 1993, n. 81, che introdusse nell’ordinamento degli enti locali l’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia.

Il citato relatore ebbe ad affermare (ved. CIAFFI, Il Sindaco dei cittadini, Gorle, 1993, pag. 50) che "la limitazione risponde all’esigenza, sentita anche e soprattutto nei piccoli comuni, di evitare quella continuità che potrebbe assumere il carattere di occupazione di spazi e di freno del ricambio. Consente, inoltre, di superare il rischio del consolidamento di un potere personalistico e dell’inevitabile logoramento della capacità di rappresentanza, nonché della strumentalizzazione della carica al fine della rielezione". Concludeva, precisando che "necessarie pause di riposo e di distacco dall’impegnativa attività di governo non possono che giovare agli amministratori, ai quali è sempre consentito di puntare alla rielezione dopo un salutare periodo…sabbatico".

Probabilmente, i legislatori erano mossi da altre preoccupazioni, di natura squisitamente politica. Essi si rendevano conto della particolare visibilità che accordava al primo cittadino l’elezione diretta da parte del corpo elettorale, esperimento nuovo, mai prima tentato, di cui non se ne potevano valutare completamente le conseguenze.

E – come l’esperienza ha immediatamente dimostrato – i nuovi sindaci, specie quelli delle grandi città, si trovarono subito a svolgere un ruolo che trascendeva l’ambito amministrativo di pertinenza, tanto che, in un certo periodo, si parlò anche di un "partito dei sindaci".

In questo senso, non si può affermare che i legislatori non siano stati lungimiranti, se si considera che abbiamo assistito all’ascesa alla ribalta della politica nazionale di ex sindaci e, per contro, abbiamo visto uomini politici, ricoprenti importanti cariche nei partiti di appartenenza, candidarsi alla carica di Sindaco di un grande Comune.

Evidentemente, queste preoccupazioni di natura essenzialmente politica non sussistono nei confronti dei sindaci dei piccoli comuni, quelli con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che in numero di 5.889 costituiscono il 72 % degli 8.102 comuni italiani.

I sindaci di questi comuni da anni si battono, presso le associazioni di categoria, specialmente l’ANCI e la Lega delle autonomie, per l’abolizione di questo divieto, per lo meno, limitatamente ai comuni da essi amministrati, ossia quelli con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, fermo restando il divieto di terzo mandato consecutivo per i presidenti delle province e i sindaci dei comuni con popolazione superiore a tale limite.

Le motivazioni che essi adducono poggiano, principalmente, sul rilievo della difficoltà di un ricambio generazionale, tenuto conto della disaffezione dei giovani per la politica, sulla maturata esperienza acquisita in molti anni di vita amministrativa, che ha loro consentito di tesaurizzare un notevole patrimonio di conoscenze, sul credito che essi godono presso la popolazione, come è dimostrabile dai numerosi esempi di sindaci che, prima della elezione diretta, hanno governato per decenni i loro comuni.

Queste considerazioni, che possono anche trovare ampio consenso, confliggono però con lo spirito della legge di riforma, che con l’introduzione del divieto di terzo mandato consecutivo ha voluto evitare il rischio di una professionalizzazione della politica e consentire, quindi, il ricambio nel governo degli enti locali di primo livello.

Le asserite difficoltà di trovare cittadini disposti ad assumere l’incarico di Sindaco nei comuni minori non sembrano di particolare rilevanza, in quanto l’ambizione a ricoprire incarichi pubblici trova cittadinanza anche nel ristretto ambito locale.

Ne è una riprova l’esperienza maturata in questi anni, per cui gli attuali sindaci, che chiedono l’abolizione del divieto, sono proprio coloro che hanno potuto usufruire in prima persona degli effetti di tale divieto ed essere eletti al posto di quegli amministratori, che da lunghi anni governavano il Comune.

Come accennato – ma il problema va ora approfondito – anche nella vita amministrativa degli enti locali il ricoprire l’ufficio di amministratore non é più considerato un incarico onorifico, che il cittadino assolve per un breve lasso di tempo, insieme alla cura della propria attività di privato lavoratore dipendente o di professionista.

Fino a poco tempo fa, i sindaci dei grandi e dei piccoli comuni non erano politici di professione, anche se militavano in un partito, ma cittadini della c.d. società civile, che prestavano la loro esperienza a favore della collettività, con un compenso che aveva natura quasi simbolica, consistendo in una indennità che rivestiva il carattere risarcitorio per il lucro cessante.

Attualmente, l’incarico pubblico, anche a livello locale, è considerato, in tutti gli enti, impegno a tempo pieno e, quindi, retribuibile con adeguati e sostanziosi compensi, sia di natura patrimoniale, come le indennità di funzione od i gettoni di presenza (anch’essi trasformabili in indennità di funzione), sia non patrimoniale, come la concessione di speciali permessi retribuiti, che consentono di assentarsi dal lavoro per intere giornate e di partecipare ai lavori degli organi di cui gli eletti fanno parte.

A tutto ciò si aggiunge anche la recente riforma introdotta dall’art. 53, comma 23, della legge finanziaria per il 2001 (23 dicembre 2000, n. 388, come modificato dall’art. 29, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448), che, in deroga al principio della separazione tra compiti di indirizzo e di controllo degli organi di governo e compiti di gestione di pertinenza dell’apparato burocratico, consente agli amministratori dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti di assumere direttamente compiti di gestione.

Si è, quindi, pervenuti a considerare l’impegno negli enti locali come una professione, che come tale ha anch’essa le proprie regole e deve essere esercitata da chi le conosce e ne è esperto, per cui l’abolizione del divieto del terzo mandato consecutivo risponde, principalmente, allo scopo di consentire a chi è già in carica di poter continuarne l’esercizio anche per il prossimo futuro.

Prima o poi, la questione che abbiamo sommariamente illustrato sarà affrontata dal Parlamento e troverà, probabilmente, la soluzione auspicata dai sindaci dei comuni minori, con l’abolizione del divieto in parola, almeno nei loro confronti, anche se non sussistono particolari motivi di ordine giuridico che ne giustifichino la permanenza per i sindaci degli altri comuni e per i presidenti delle province.

Infatti, tale divieto non trova applicazione per le altre cariche pubbliche elettive e, pertanto, assume carattere discriminatorio (con non infondati dubbi di legittimità costituzionale) nei riguardi degli enti locali, in quanto la permanenza in carica di un amministratore è decisione che deve essere lasciata agli elettori, in definitiva, ai concittadini, che sono i soli in grado di valutarne l’operato, con un giudizio di conferma o di non elezione.

 

ENRICO MAGGIORA

 

 

B) Disegno di legge sulla rieleggibilità dei Sindaci dei Comuni fino a 3.000 abitanti

 

Approvato al Senato il disegno di legge sulla rieleggibilità dei Sindaci dei Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti: cliccare qui.

 

 

 

7) Segretezza del voto: circolare per evitare violazioni (uso videotelefoni ecc.)


In prossimità delle elezioni di primavera 2003, il Ministro dell’interno Giuseppe Pisanu ha dato disposizioni per scongiurare e perseguire eventuali tentativi di violazione della segretezza del voto, con particolare riferimento all'uso di videotelefonici nei seggi elettorali.

Ecco il testo della circolare (n. 76 del 16 maggio 2003) della Direzione centrale dei Servizi elettorali:

 

Oggetto: Utilizzazione di telefoni cellulari provvisti di fotocamera o di altre apparecchiature in grado di registrare immagini all’interno delle cabine elettorali

 

IN CONSIDERAZIONE DELLA RECENTE EVOLUZIONE TECNOLOGICA DELLE APPARECCHIATURE DI REGISTRAZIONE VIDEO E, IN PARTICOLARE, IN RELAZIONE ALLA RAPIDA DIFFUSIONE DELL’ULTIMA GENERAZIONE DI TELEFONI CELLULARI, PROVVISTI DI FOTOCAMERA, E’ EMERSA LA NECESSITA’ DI APPROFONDIRE LA PROBLEMATICA RELATIVA ALLA POSSIBILITA’, DA PARTE DELL’ELETTORE VOTANTE, DI EFFETTUARE LA REGISTRAZIONE FILMATA O FOTOGRAFICA DEL PROPRIO VOTO, AL FINE DI ACQUISIRE UNA PROVA TANGIBILE DEL VOTO ESPRESSO CON EVENTUALE, CONSEGUENTE TURBAMENTO DELLA REGOLARITA’ DELL’ESERCIZIO DEL VOTO STESSO.
AL RIGUARDO, SI PRECISA CHE IL PRINCIPIO DI SEGRETEZZA DEL VOTO, SANCITO DAL SECONDO COMMA DELL’ART. 48 DELLA COSTITUZIONE E POSTO DAL NOSTRO ORDINAMENTO A TUTELA DELLA LIBERA ESPLICAZIONE DELLA VOLONTA’ DELL’ELETTORE, E’ GARANTITO DALLA PREDISPOSIZIONE DI IDONEE MISURE (SCHEDE UGUALI PER TUTTI GLI ELETTORI) E STRUTTURE DI PROTEZIONE (CABINE ELETTORALI IN CUI L’ELETTORE DEVE ISOLARSI PER ESPRIMERE LA PROPRIA MANIFESTAZIONE DI VOTO) AFFINCHE’ L’ELETTORE SIA EFFETTIVAMENTE LIBERO, AL RIPARO DA CONTROLLO O INTRUSIONI CHE POTREBBERO COMPROMETTERE LA GENUINITA’ DEL VOTO.
NONOSTANTE IL QUADRO DI GARANZIE SOPRA DELINEATO, VOLTO AD ASSICURARE LA SEGRETEZZA DEL VOTO, E’ PUR VERO CHE NON E’ POSSIBILE ESCLUDERE A PRIORI L’EVENTUALE UTILIZZAZIONE, DA PARTE DELL’ELETTORE VOTANTE, DI STRUMENTI DI VIDEOREGISTRAZIONE CHE, GRAZIE ALLA MODERNA TECNOLOGIA, HANNO ORMAI RAGGIUNTO DIMENSIONI MOLTO RIDOTTE E, PERTANTO, SONO FACILMENTE OCCULTABILI. NEL CONTEMPO, I PRESIDENTI DI SEGGIO NON POSSONO EFFETTUARE PERQUISIZIONI PERSONALI NEI CONFRONTI DEGLI ELETTORI NE’ PROCEDERE AD EVENTUALE SEQUESTRO DI TELEFONI CELLULARI O DI ALTRE APPARECCHIATURE IN GRADO DI REGISTRARE IMMAGINI, TENUTO CONTO CHE, IN MATERIA ELETTORALE, NON VI SONO SPECIFICHE DISPOSIZIONI CHE CONSENTONO L’EFFETTUAZIONE DI TALI OPERAZIONI PRESSO GLI UFFICI ELETTORALI DI SEZIONE.
PUR TUTTAVIA, IN CONSIDERAZIONE DELLA NECESSITA’ DI ASSICURARE, IN OGNI CASO, IL REGOLARE SVOLGIMENTO DELLE OPERAZIONI ELETTORALI E, IN PARTICOLARE, LA GENUINA ESPRESSIONE DELLA MANIFESTAZIONE DI VOTO, I PRESIDENTI DI SEGGIO DOVRANNO AFFIGGERE, ALL’INTERNO DI OGNI SEZIONE ELETTORALE, UN APPOSITO AVVISO CONTENENTE IL DIVIETO DI UTILIZZARE TELEFONI CELLULARI PROVVISTI DI FOTOCAMERA O ALTRE APPARECCHIATURE IN GRADO DI REGISTRARE IMMAGINI ALL’INTERNO DELLE CABINE ELETTORALI. NEL MEDESIMO AVVISO DOVRA’ INOLTRE ESSERE PRECISATO CHE, QUALORA SI VERIFICHINO FENOMENI DI CONDIZIONAMENTO DEL VOTO, QUESTI POTRANNO ESSERE PERSEGUITI DALLA COMPETENTE AUTORITA’ GIUDIZIARIA PENALE, AI SENSI DEGLI ARTICOLI 86, 87, 88 E 90 DEL D.P.R. 16 MAGGIO 1960, N. 570.

TANTO PREMESSO, AL FINE DI PREVENIRE GLI IPOTIZZATI COMPORTAMENTI DA PARTE DEGLI ELETTORI VOTANTI, SI PREGANO LE SS.LL. DI DIRAMARE IL CONTENUTO DELLA PRESENTE CIRCOLARE AI SINDACI DEI RISPETTIVI COMUNI PER IL SUCCESSIVO INOLTRO AI PRESIDENTI DI SEGGIO AFFINCHE’ NE SIA ASSICURATA LA PUNTUALE ESECUZIONE.

 


8) Dossier informativo

 

A) Elezioni comunali: principio del “favor voti”.  Importanti principi in tema di contenzioso elettorale si rinvengono nella decisione del Consiglio di Stato, Sez. V, 4 febbraio 2004, n. 374. In particolare, viene ribadito il principio del “favor voti”, in base al quale il voto, ancorché non espresso nelle forme previste dalla legge (nella specie, voto sul nome del candidato alla carica di Sindaco), si può ritenere valido tutte le volte in cui, da un lato, risulti manifesta la volontà dell’elettore (univocità del voto) e, dall’altro, per le concrete sue modalità d’espressione, esso non sia riconoscibile (Consiglio di Stato, Sez. V, 12 aprile 2001, n. 2291). In base a questo principio nel caso di votazioni amministrative nel turno di ballottaggio – ove vi è la sola possibilità di tracciare un segno sul candidato preferito – allorché l’elettore ha manifestato la propria scelta applicando i criteri (più complessi) del primo turno, ossia apponendo un segno di preferenza anche sulla lista o designando (inutilmente) un candidato appartenente ad una delle liste apparentate al candidato Sindaco, il voto deve ritenersi valido, ove ciò non abbia ingenerato alcuna perplessità nel ricostruire la volontà dell’elettore.

 

B) Voto assistito: cliccare qui

 

C) Tessera elettorale: cliccare qui

 

D) Privacy: decalogo elettorale: cliccare qui

 

E) D.L. 1 febbraio 2005, n. 8 coordinato con la legge di conversione 24 marzo 2005, n. 40: cliccare qui

 

Per altre notizie rinviamo all'apposito sito del Ministero dell'interno: cliccare qui

 


9) Sito Ufficiale dei Sondaggi Politici ed Elettorali

 

A cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria:

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/

 

 

 

10) Elezioni amministrative 2004: gli enti interessati

 

Omissis

 

 

 

11) Elezioni amministrative 2005: gli enti interessati

 

cliccare qui